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October 31, 2010

Silvio Berlusconi gave me €7,000, says 17-year-old belly dancer

Karima Keyek, known as 'Stealer of Hearts', claims prime minister offered her cash and jewellery at Valentine's dinner

karima keyek
Karima Keyek says Berlusconi behaved towards her like a father: 'It is the first time in my life that a man has not tried to take me to bed.'

The latest sex scandal threatening Silvio Berlusconi has deepened after a 17-year-old Moroccan belly dancer linked to the Italian prime minister said he had given her €7,000 and jewellery when she sat next to him at a Valentine's Day dinner held this year for 10 women at his mansion near Milan.

The girl, named in the Italian media as Karima Keyek but known more widely by her stage name Ruby Rubacuori, or Stealer of Hearts, denies sleeping with Berlusconi.

"It the first time in my life that a man has not tried to take me to bed. He behaved like a father, I swear," she told La Repubblica from Genoa, where she is hiding out in an apartment allegedly lent to her by a former porn star.

But she has painted a vivid portrait of private parties held by the 74-year-old prime minister, known by the Italian media as lavish affairs that often transformed into "bunga-bunga" sessions involving after-dinner sex between male and female guests.

In La Repubblica yesterday, Keyek said her host had told her not to come to see him any more after discovering she was not, as she had claimed, 24. "Berlusconi said he had had enough problems in the past with another underage girl," she said.

Keyek told Oggi magazine: "Silvio took me upstairs. He wanted to help me. He told me that he wouldn't ask anything in return.

"He gave me an envelope with €7,000 in it and I told him I dreamed of gaining Italian citizenship and becoming a policewoman." She told La Repubblica: "It was like going to the church charity where they give you a bag of shopping."

Last year Veronica Lario, the premier's second wife, accused him of "frequenting minors" and announced she was leaving him after he attended the 18th birthday party of aspiring model Noemi Letizia. Berlusconi claimed to be an old friend of the girl's family. His popularity was boosted by the rescue effort in earthquake-stricken Abruzzo. He also managed to shrug off later claims by escort Patrizia D'Addario that he had slept with her.

The new revelations echo lurid tales of Berlusconi's gifts of jewels and cash to women at the parties D'Addario attended in Rome in late 2008. But they come amid a slump in his approval ratings sparked by the defection of his ally Gianfranco Fini, a rise in unemployment and the return of the Naples rubbish crisis, which he claimed to have solved.

The revelations have once again sparked speculation about his fitness to lead: Catholic magazine Famiglia Cristiana queried his mental health on Friday, referring to his wife's fear that he had an "uncontrollable" illness, "permitted, or even encouraged, by his power and his enormous wealth".

Confronted last week by the media furore over the latest scandal, Berlusconi has tried to laugh off criticisms of his lifestyle. "I am a playful person, full of life. I love life, I love women," he said. But he has denied the part of the scandal reportedly of most interest to prosecutors: claims that he pressured Milan police to release Keyek when she was arrested on suspicion of stealing €3,000 from a friend in May.

Yesterday the respected Corriere della Sera newspaper reported that Berlusconi had personally informed a senior police official that Keyek was related to Egypt's President Hosni Mubarak. Berlusconi says he merely told police he was dispatching a colleague to take temporary custody of Keyek should she be released.

Berlusconi sent Nicole Minetti, a half-English TV showgirl turned dental hygienist who reportedly caught Berlusconi's eye when she treated his teeth and was made a regional councillor for his Freedom People party in March. "The girl had recounted a tragic story involving fleeing from shelters and finding herself in the street with her suitcases. Berlusconi stepped in," Minetti told the Observer.

Brought up in Sicily, Keyek says she ran away from home when her father announced an arranged marriage for her with a 49-year-old man, a claim her father denies. In Milan she met showbusiness agent Lele Mora, who reportedly introduced her to Berlusconi's circle. Mora, Minetti and Emilio Fede, a TV presenter and Berlusconi confidant, are all being investigated for alleged aiding and abetting of prostitution.

For her part, Keyek has said she is now intent on writing an autobiography with a chapter devoted to her relationship with her former dinner host. There are many people who would like to see her tell the full, unexpurgated tale.

"I am not surprised at all by this story. It is the same thing a year on, and my advice to Ruby is tell the whole truth right now," D'Addario told the Observer, claiming that the system of sex and favours she exposed in Berlusconi's inner sanctum showed no sign of waning. "He still likes women and they still want a future in TV or politics. It's a winning combination."

June 22, 2010

Per non dimenticare: Il magnifico mondo immaginario di Silvio, rimasto nel cassetto dei sogni e delle mancate promesse

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Grandi opere, riforma fiscale, giustizia rapida, stato digitale, scuola moderna. Ecco l'Italia del 2010 garantita agli elettori (gonzi) da Berlusconi. E mai realizzata
(di Marco Damilano e Denise Pardo - l'Espresso)

Espresso Ponti, strade, porti e faraonici tunnel verso l'Europa. Uno Stato leggero, iper tecnologico, digitale. Un Parlamento finalmente snello. Una giustizia rapida con le norme riscritte da capo. E poi il Piano per il Sud, e soprattutto, la realizzazione dello slogan della vittoria, il lasciapassare per la Storia, la Rivoluzione Liberale. Via le tasse e, signore e signori, un Codice Fiscale Unico al posto di 3 mila leggi. Dopo Giustiniano e Napoleone, il Codex Berlusconi, uomo sobrio, cortese, animo bucolico e agreste.

Berluscone-checozzalone

Italia 2010, il paese che non c'è. Il paese dei sogni? No, il paese di Silvio. Quello che aveva garantito nel 2001 con il libro spedito alla vigilia della campagna elettorale nelle case degli italiani per presentare lo Stato che avrebbe costruito in dieci anni, a immagine e somiglianza della sua vita e della sua vis. Ben più che un programma, un album di famiglia, una tavola delle leggi, la proiezione di quello che sarebbe diventata l'Italia sotto la sua guida.

Il titolo, indimenticabile, "Una Storia Italiana". Dieci anni dopo, il Decennio si rivela per quello che è, una storia all'italiana: biografie candeggiate, promesse mirabolanti, progetti grandiosi. Tutto ancora da fare. "Prima della fine della legislatura arriveremo a un codice unico di norme fiscali", annuncia con l'aria di chi ne ha inventata una clamorosa il 9 giugno alla Confartigianato. Platea di personcine davvero educate o un bel po' smemorate. Infatti, la stessa scena si era ripetuta nello stesso posto due anni prima, e forse due anni prima ancora. Di certo era una delle cinque grandi missioni per cambiare il Paese. "Ecco l'Italia nuova, il progetto della Casa delle libertà, l'Italia del 2010", annunciava il cahier berlusconiano nella primavera 2001, quando Obama era solo un avvocato di Chicago, un caffè costava 800 lire e le Twin Towers erano ancora al loro posto. Invece del mondo nuovo, resta un diluvio di leggi ad personam, nessuna grande opera, solo se si escludono lifting e trapianti di capelli.

Per tutti gli altri gli anni sono passati (invano), lui si comporta come se fosse sempre ai blocchi di partenza, come se fosse l'Anno Zero di Silvio. Nel 2000 aveva decretato: via l'Irap, "che io chiamo imposta rapina". Al massimo due aliquote, una al 23 e una al 33, poi esenzione totale per famiglie con redditi bassi. Fatto e stampato. Ma qualcosa deve essere andato storto. Perché due mesi fa, il Presidente Annunciatore ha preso un altro impegno solenne: "La prima cosa che faremo sarà pensare alle famiglie numerose". E la seconda? Indovinate: via l'imposta rapina. Peccato che, ha fatto sapere Giulio Tremonti, costi almeno 40 miliardi di euro e serva a finanziare la sanità. Un dettaglio per il Cavaliere: quando andrà al governo, allora sì che vi farà vedere come si fa. Nell'attesa, le due aliquote sono rimaste nel libro dei sogni: "Le faremo entro la fine della legislatura", ha ribadito il 27 marzo, "come da me immaginato nel '94".

Berlusconi-cazzate
Il Cazzaro di Arcore

Appunto, l'immaginazione al potere. "Meno tasse uguale più investimenti uguale meno disoccupazione uguale più ricchezza", recitava a inizio decennio. Al termine del decennio l'equazione è esattamente invertita: più disoccupazione, meno investimenti e la pressione fiscale in aumento: nel 2009 è salita al 43,2, tre punti sopra la media europea, "caso unico tra le grandi economie", sottolinea perfino il compassato Istat. Beh, almeno un record è stato raggiunto.

Grandi opere nel 2000? Grandi opere nel 2010. Le stesse. Per forza, non sono state mai fatte. Eh sì che non si è mica stati con le mani in mano. Prendiamo la grande opera per eccellenza, il Ponte sullo Stretto di Messina: "I lavori sono già partiti con puntualità", ha dichiarato orgoglioso il ministro Altero Matteoli, otto anni dopo il primo decreto. Peccato che non sia vero, il cantiere non è stato ancora aperto, si comincia solo a lavorare, forse, sulla linea ferroviaria di Cannitello. A furia di annunci, il ponte è diventato la cattedrale al governo del non fare. Come la Salerno - Reggio Calabria: il Dpef 2002 del governo Berlusconi giurava che l'ampliamento sarebbe terminato nel 2006, in tempo per le elezioni. Ora si punta al 2013: altro anno elettorale. Il Mose di Venezia: prima pietra nel 2003, ora a fatica a metà strada avendo già consumato quasi tutto lo stanziamento: 3,2 miliardi di euro già spesi su 4,2. La sola infrastruttura portata a termine è l'ampliamento by Anemone del patrimonio immobiliare dell'ex ministro Pietro Lunardi, l'uomo dei tunnel. Un professionista delle ristrutturazioni: le sue.

In sala d'attesa anche il Meridione. "Attuazione del Piano per il Sud, chiave di volta dello sviluppo nazionale", proclamava Silvio nel programmone. Per nove anni non se n'è saputo più nulla. Si è via via trasformato in una svaporata Banca per il Mezzogiorno e in una cabina di regia per i fondi europei. Poi, nell'estate 2009, la bomba: "Il piano è pronto". Decennale, ancora una volta: da qui al 2020, il rinascimento meridionale è assicurato. A dare il definitivo annuncio, il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola: "Il Piano Berlusconi sarà pronto entro poche settimane", avvisa a metà 2009. "Entro la fine dell'anno", corregge a settembre. "Entro l'estate", ritorna sul luogo del delitto il 28 aprile. Le ultime parole: due giorni dopo si è dimesso da ministro.

Una-storia-italiana Italia 2010: nessuna "rivoluzione copernicana" all'orizzonte. Non si può dire lo stesso di Silvio 2010. O dieci anni fa non l'hanno raccontata tutta. Oppure quest'uomo è cambiato. Nel 2001 vagheggiava sui libri de chevet come "il Disprezzo del mondo" di Erasmo da Rotterdam, "Lo spaccio della bestia trionfante" di Giordano Bruno e i Mistici (sì, i mistici!) medievali: proprio il genere di testi da palinsesto del Biscione. La settimana scorsa a Parigi, ha rivelato la nuova fonte di ispirazione: "La sera leggo i Diari di Mussolini". Questa volta, il testo lo sta assorbendo bene. Dieci anni fa, indicava il trio di intellettuali di riferimento: Giuliano Ferrara, Paolo Guzzanti e Ferdinando Adornato (neanche una riga invece su Bossi, Fini e Casini). Oggi l'Elefantino si annoia. Adornato è finito nell'Udc, disperso, in quel mondo che definiva di "uomini cinici senza qualità". Guzzanti è un fiume in piena contro "il priapismo e cesarismo di Brianza". Al loro posto il professore di chiara fama Gaetano Quagliariello, il martire occidentale Renato Farina e, in primis, l'estensore materiale della Storia italiana: da coordinatore redazionale a ministro della Cultura, la corroborante parabola di Sandro Bondi. Ecco uno che in questi dieci anni ha svoltato, dopo aver cantato il culto per la famiglia e la dedizione del Cavaliere verso i suoi cari, Veronica, figli di primo e di secondo letto:" Adora fare il marito e il papà, autentici momenti di felicità" strappati "al lavoro alla scrivania fino alle due e mezzo".

Eh, lavoro. Scrivania. Il paese non è cambiato, ma le notti del condottiero di Arcore si sono vivacizzate: spettacolini, farfalline, abitini, letterine, meteorine. E lettoni, però. Dalla foto di gruppo esce Veronica, passa Noemi, entra Patrizia D'Addario, spuntano nel Pdl fisioterapiste, infermiere, igieniste dentali, e ora, in via del divorzio numero due, chi lo tiene? In Abruzzo, educato: "Posso palpare la signora?". Il 2 giugno, a fianco di Giorgio Napolitano, manca poco che fischi come un marinaio che non tocca terra da mesi e che salti la barriera vip in preda a un virile e molto gesticolante entusiasmo al passaggio di una avvenente crocerossina. A Sofia: "Da quando sono scapolo ho la fila dietro la porta". Chissà i prossimi dieci anni, una storia italiana cosa riserva.

Manca all'appello qualcosa? Lo Stato on line, ancora in stand by. La scuola delle tre I, Inglese, Internet, Impresa, difficile da attuare con 25 mila docenti, post cura Gelmini, senza cattedra da settembre. Sbandierava risorse per le forze dell'ordine, "da dotare di mezzi e tecnologie", nel 2001, ma sulla Finanziaria 2009 perfino il ministro Roberto Maroni si schierò con i poliziotti senza stipendi e benzina. E la Grande Riforma Istituzionale: "Attribuzione ai cittadini del diritto di scegliere i governanti!", promise Silvio dieci anni fa, e invece è arrivato il Porcellum e quel poco che si poteva scegliere, con le liste bloccate è bello che andato. E "il dimezzamento del numero dei parlamentari". Mai avviato, peggio che posare la prima pietra a Messina.

Berlusconi-mitologico-culo Il meglio di sé il Cavaliere in questi dieci anni l'ha dato su giustizia e informazione. Nuovo codice penale, nuovo codice civile, riforma della giustizia, 39 leggi ad personam sbandierava al punto di partenza. E qualche giorno fa, il ministro Angelino Alfano non si è fatto cogliere impreparato: "La riforma della Giustizia? A settembre si fa, sono pronto". E ci mancherebbe, dopo solo dieci anni che ne parlano. Molto più rapidi i berluscones si sono rivelati nella giustizia creativa quando in ballo c'è il corpo del capo, anzi del reato: che spaziano dal legittimo impedimento alle Cirami-Cirielli-Schifani-Alfano, dalla Gasparri all'ultimo ddl sulle intercettazioni. Il ddl sulla corruzione? Insabbiato: eppure era l'unico che serviva davvero, visto il prosperare del ramo corruttori & concussori, certificata dalla Corte dei conti: corruzione più 229 per %, concussione più 153 nell'ultimo anno. Finalmente, un settore del fare.

Libertà di opinione e di espressione, predicava allora. Nell'Italia 2010, l'obiettivo si è trasformato nel bavaglio all'informazione, e nella minaccia di non firmare, lui proprietario di Mediaset diventato con l'interim dello Sviluppo Economico, anche ministro della televisione, il contratto di servizio con la Rai troppo faziosa ("Era una battuta", si sono affrettati a comunicare da Palazzo Chigi). Nonostante lo sbarco a viale Mazzini, di uomini di totale fiducia, dal dg Mauro Masi a quello del Tg1 Augusto Minzolini. "La libertà è come una corda tesa che non si spezza d'un colpo, ma si allenta, si infeltrisce, diventa infine libertà condizionata, libertà che non c'è più". E su questo, ce la mette tutta per non deludere. "Il nostro è un partito dei valori e dei programmi", sosteneva, "il contrario dei vecchi partiti che considerano il programma carta straccia". Lui no, se ne guarda bene. Non mettendolo mai in pratica, torna sempre utile. E sempre come nuovo.

June 19, 2010

Italy's gagging law - Private lives - A controversial bill that should worry investigators more than reporters

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AMONG the consequences of Silvio Berlusconi’s long ascendancy over Italy is the numbing of his compatriots’ democratic sensibilities. That the most controversial bill before parliament is being fine-tuned at meetings chaired by Mr Berlusconi’s trial lawyer, for example, no longer even merits comment.

The bill, which was to be forced through the Senate with a confidence vote on June 10th, places sweeping restrictions on the conduct and reporting of criminal investigations. Its most obvious beneficiary is Mr Berlusconi. Last year he was embarrassed by a corruption inquiry that stumbled on evidence that he was hosting parties for large numbers of women, including call girls. One of them claimed to have recorded his pillow-talk; a magazine put her recordings on the internet.

Bad motives are one thing; bad law another. Something else to which Italians are largely oblivious is the routine trampling on the rights of suspects and others caught up in investigations. Information is selectively leaked to reporters before the accused come to trial, often creating a presumption of guilt that is difficult to reverse, whether in court or in the public mind. An example is the case of Amanda Knox, an American student, and her Italian boyfriend, Raffaele Sollecito, who were convicted last year of the murder of Ms Knox’s British flatmate. Much of what was published before the pair’s trial (heard by lay as well as professional judges) was irrelevant to the case. But it gave an impression of two young people lusting after extreme thrills. Since bugged conversations can be leaked, blameless citizens recorded talking to suspects can find intimate secrets released to the media.

Some restrictions proposed by the bill are considered normal in other countries. It bans the publication of the details of an inquiry until after an indictment, when journalists will be able to report the gist (but not the exact wording) of recorded conversations; it stops prosecutors commenting on investigations they are overseeing; and it restricts filming in courtrooms.

But Italy is not like other countries. It is notoriously corrupt, so politics and justice overlap. And its sluggish legal proceedings can take years to reach the point of indictment. Opponents of the law argue that it would have stopped many of the scandals that have moulded Italian politics from coming to light until they were irrelevant. But it can also be argued that prosecutors and judges would have been given a healthy incentive to speed things up.

Altogether less debatable are the restrictions the bill seeks to impose on investigation in a country where organised crime is rife. Wiretaps will require approval from a three-man panel of judges and become illegal after 75 days (unless the overseeing prosecutor obtains successive three-day extensions). The bill exempts inquiries into the Mafia and terrorism. But as judges, prosecutors and even conservative police trade unions have stressed, big successes against organised crime grow out of long, painstaking inquiries into more mundane activities like money-laundering and loan-sharking—which are not exempted from the restrictions.

A senior anti-Mafia prosecutor in Sicily has said that neither of Cosa Nostra’s last two “bosses of bosses” would be in prison if the law had been in force earlier. That is a warning Italy’s lawmakers should be taking more seriously than Mr Berlusconi’s right to keep his sex life private.

The Economist - Jun.10th, 2010

June 18, 2010

Vincere! - Berlusconi, Mussolini et "La Libre Belgique"

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Comme Mitterrand, Mussolini avait une femme et un enfant cachés. De ce scoop historique, Marco Bellocchio tire un film formidable qui explicite le mot "mise en scène". A la base, il y a un mélodrame, l’histoire d’une femme qui donne tout à un homme : son cœur, son corps, ses biens. Ida Dalser sacrifie à tout à Mussolini qui, lui, la sacrifiera à son destin politique en l’enfermant dans un hôpital psychiatrique. Pour donner à cette histoire toute sa puissance, son italianité, Bellocchio la traite sur le mode de l’opéra. D’une certaine manière, la musique est à l’opéra, ce que l’image est au cinéma : la composante fondamentale. D’autant qu’à l’époque des faits, le cinéma est muet. Sans renoncer à la parole, Bellocchio imagine son film comme s’il était muet en lui donnant un rythme particulier et en démultipliant la force expressive des images. C’est tout à la fois un récit poignant, une métaphore lumineuse d’une Italie trahie, une mise en abyme politique établissant une continuité de Mussolini à Berlusconi. Vincere, ce n’est pas du cinéma, c’est du 7e art. (Home Screen/Twin Pics)
La Libre Belgique

June 17, 2010

Berlusconi: «Siamo tutti spiati: in Italia 7,5 milioni di intercettati». Anm: «Le cifre lo smentiscono»

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Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi apre all'ipotesi di slittamento dei tempi parlamentari del ddl intercettazioni. E a questo punto in ambienti della maggioranza non si escludono modifiche su alcuni punti controversi. È quanto emerso dal vertice del Pdl tenutosi nel primo pomeriggio a Palazzo Grazioli nel corso del quale il Cavaliere, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, avrebbe posto le basi per un cambiamento di strategia su questo tema. In giornata anche il leader della Lega Umberto Bossi non aveva escluso la possibilità di modifiche tramite emendamenti: «Se qualcuno fa qualche emendamento non viene buttato nel cestino». Quanto alla priorità tra manovra e intercettazioni, «ormai - ha detto Bossi - le cose sono state messe in fila». Parlare di vicolo cieco forse è esagerato fatto sta che il muro sollevato innanzitutto dai finiani, l'attenzione del Colle su alcuni punti del disegno di legge e la possibilità di una bocciatura da parte della Corte Costituzionale avrebbero indotto il il Cavaliere ad un cambio di strategia in corsa. Così non si può andare avanti, avrebbe confidato a diversi deputati, Fini ha ricominciato a fare i capricci, non si capisce bene cosa voglia. In mattinata il premier Silvio Berlusconi, all'assemblea della Confcommercio, a Roma non mostrava nessuna apertura: «In Italia siamo tutti spiati. Ci sono in italia circa 150 mila telefoni sotto controllo: considerando 50 persone per ogni telefono, vengono fuori così 7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate. Questa non è vera democrazia, è una cosa che non tolleriamo più».

«LOBBY CONTRO LA LEGGE» - «Non c'è la tutela della libertà di parola», ha proseguito il premier. «Così non può essere in un Paese civile. Ditemi se è possibile essere spiati in questo modo. C'è una piccola lobby di magistrati e giornalisti che è contro» il disegno di legge del governo. «Noi abbiamo preparato il provvedimento in quattro mesi. È stato undici mesi alla Camera, dodici mesi e mezzo al Senato, e ora alla Camera si parla di metterlo in calendario a settembre. Poi bisognerà vedere se il capo dello Stato lo firmerà e poi, quando uscirà, ai pm della sinistra non piacerà e si appelleranno alla Corte costituzionale che, secondo quanto mi dicono, la boccerà», ha detto il presidente del Consiglio.

«NESSUN POTERE AL PREMIER» - Berlusconi ha ribadito, come aveva già fatto che, a suo dire, il presidente del Consiglio, a differenza dei suoi colleghi europei, non ha poteri: «Quando un imprenditore come me pensa alle cose da fare, si scoraggia, perché per arrivare a un risultato concreto bisogna passare le forche caudine di tante difficoltà che a volte uno pensa "chi me lo fa fare, torno a fare quello che facevo prima o me ne vado in pensione"». Secondo il Cavaliere il problema è soprattutto «nell'architettura istituzionale», che «risente del timore dei padri costituenti che potesse tornare una dittatura». Bisogna quindi riformare la Costituzione, ha indicato il premier, per renderla adeguata alle esigenze di una Paese moderno.
BERSANI: TERRORISMO AD PERSONAM - Dura la reazione del segretario del Pd Pier Luigi Bersani: «Siamo in presenza di affermazioni scomposte e propositi pericolosi. Mi fa impressione la strana contabilizzazione delle intercettazioni che ha fatto Berlusconi, fino a dare l'idea che noi saremmo in una sorta di Grande Fratello, in uno stato di polizia. Questo terrorismo ad personam non va bene, perché non si può prendere a pretesto il problema per mettere dei limiti alle investigazioni e alla libertà di informazione. Questo è terrorismo e lascia il tempo che trova».

ANM: «NUMERI DIVERSI» - Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, ha smentito le cifre citate da Berlusconi: nel 2009 - spiega - le utenze telefoniche intercettate sono state 119.553, le cimici piazzate in ambienti pubblici e privati sono state 11.119, mentre le «altre tipologie di bersaglio» sono state 1.712, per un totale di 132.384 intercettazioni. Il tutto al costo di circa 272 milioni di euro, un dato di poco superiore alla media di spesa degli anni 2003-2009, secondo i dati dell'Anm. Il vice presidente Gioacchino Natoli, a proposito dei costi, ha sottolineato: «Le spese vengono anticipate dallo Stato, ma in caso di condanna vengono recuperate a carico dei condannati». Per l'associazione dei magistrati la riforma avrà «conseguenze gravissime» sulla lotta al crimine dato che impedirebbe intercettazioni ambientali in moltissimi luoghi come i bagni delle scuole, dove «tale strumento investigativo ha spesso consentito di individuare gli autori di reati di pedofilia». Inoltre, conclude l'Anm, «con la nuova legge non sarebbero stati individuati gli autori dell'omicidio D'Antona».

OSCE - Intanto l'Osce ha respinto i rilievi mossi dal governo italiano di inopportunità della presa di posizione dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa sul ddl sulle intercettazioni, precisando che è «normale e consueto» che l'istituzione faccia sentire la sua voce nei processi parlamentari, ma sottolineando anche che «naturalmente il Parlamento italiano è sovrano e indipendente». Lo ha detto Roland Bless, vice della responsabile per la libertà dei media, Dunja Mijatovic, che martedì aveva criticato in un comunicato il ddl.
(Corriere.it - 17 giugno 2010)

...è inutile dire che se questa cavolata dei 7,5 milioni di italiani intercettati fosse vera, in Italia in una famiglia su tre ci sarebbe un "intercettato... E spararle meno grosse? Comunque io non avrei nessuna obiezione ad essere casualmente intercettato, se questo servisse a smascherare un bandito, magarii appartenente al Popodo della Libertà Vigilata...

June 16, 2010

Italie : le Sénat adopte une loi controversée sur les écoutes téléphoniques

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Le Sénat italien, dominé par la droite de Silvio Berlusconi, a adopté jeudi 10 juin, au cours d'un vote de confiance boycotté par l'opposition, une loi controversée limitant fortement l'utilisation des écoutes téléphoniques dans les enquêtes de la justice. Pour entrer en vigueur, la loi doit être adoptée dans les mêmes termes par la Chambre des députés, puis signée par le président de la République.

Selon la majorité de Silvio Berlusconi, cette loi est nécessaire pour protéger la vie privée des citoyens, qui voient trop souvent leur nom apparaître dans les journaux dans le cadre de fréquentes fuites d'écoutes. "Cette loi est une cochonnerie et la démocratie est en jeu", a pourtant tonné Felice Belisario, chef des sénateurs du parti d'opposition Italie des valeurs (IDV) de l'ex-magistrat Antonio Di Pietro. Des députés IDV ont dormi au Sénat en signe de protestation. "Vous voulez cacher vos affaires et l'utilisation que vous faites de l'argent public ; vous dites vouloir protéger la vie privée mais c'est pour que le peuple reste aveugle et ignare", a lancé Anna Finocchiaro, présidente des sénateurs du Parti démocrate (principal parti d'opposition), en annonçant le boycottage du vote.

Une des mesures les plus critiquées est celle prévoyant la limitation des écoutes téléphoniques à 75 jours. Ce délai peut être prolongé de trois jours en trois jours. Mais cette prorogation doit être approuvée à chaque fois par un collège de trois juges, un mécanisme complexe, critiqué aussi bien par la justice que par la police. De lourdes amendes allant jusqu'à 450 000 euros pour la publication d'écoutes téléphoniques dans les médias ont par ailleurs soulevé les protestations des éditeurs et des journalistes.

LOI ASSOUPLIE POUR LES JOURNALISTES

En mai, le gouvernement avait, sous la pression d'une partie de l'opinion et de la presse, revu en partie ce projet de loi. Le texte interdit également la divulgation dans les médias de tout acte judiciaire pendant une enquête et avant un procès, et les éditeurs de journaux qui contreviendraient à cette disposition risquent de lourdes peines : deux mois de prison et un maximum de 464 700 euros. Mais une première mouture de la loi prévoyait, pour les journalistes, une amende de 20 000 euros et un maximum de 60 jours de prison. Les parlementaires de la majorité avaient finalement accepté de réduire de moitié ces amendes.

Pour l'opposition, la majorité veut par cette loi museler la presse et éviter qu'éclatent des affaires comme celle qui touche actuellement le chef de la Protection civile, Guido Bertolaso, un protégé de M. Berlusconi, soupçonné de corruption dans l'attribution de marchés publics. Le scandale a déjà coûté son poste au ministre du développement économique, Claudio Scajola, accusé d'avoir en partie payé son appartement avec l'argent de Diego Anemone, un entrepreneur arrêté pour corruption.

Forcé de démissionner, le ministre s'était défendu en arguant que quelqu'un avait versé "à son insu" l'argent de l'achat, une ligne de défense qui avait à l'époque fait la joie des émissions comiques. En juillet 2004, il était devenu propriétaire d'un appartement de 180 m2 avec vue sur le Colisée, pour, officiellement, 610 000 euros, un montant dérisoise selon les experts. Pour les enquêteurs, il aurait ajouté 900 000 euros "au noir", comme c'est l'habitude en Italie pour payer moins d'impôts.

ACHATS D'APPARTEMENTS ET PRESTATIONS SEXUELLES

Mais cette somme avait laissé des traces embarrassantes et, selon les enquêteurs, Claudio Scajola, à l'époque ministre pour la réalisation du programme du gouvernement Berlusconi, était l'un des bénéficiaires du système de corruption mis au point par un groupe d'entrepreneurs et de fonctionnaires. En échange de l'attribution de juteux marchés publics, ils offraient des faveurs aux personnalités politiques qui pouvaient leur être utiles. Faveurs sous forme d'aides pour l'achat d'appartements, la réalisation de travaux privés ou même des prestations sexuelles.

Le Monde - 10.06.10


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