June 24, 2010

Lega Cogliona, Roma non perdona!

Carroccio sprecone: Scuole di dialetto. Arredi d'oro. Ricchi corredi per le ronde. Fumetti storici pieni di errori. Così la Lega usa i fondi pubblici

...a volte ti chiedi se siano prevalentemente dei cretini provocatori, o dei provocatori cretini... In questo mare magnum di idiozie, c'è da farsi venire le vertigini... una sorta di incontrollabile labirintite. Poi all'improvviso capisci. E' quel senso di nauseato stupore che ti prende quando rifletti sul fatto di avere lo stesso passaporto di un Luca Zaia, della famigghia Bossi, del disaparecido Speroni, del dentista Calderoli, del nonsocosa Borghezio, dei giovani cretini parlamentari ed europarlamentari specializzati in talk-shows televisivi. Ecco perchè sono grato - ma non troppo - all'amica nonnaMana, per avermi segnalato questo irresistibile articolo. Che serve, come direbbe "Il Trota", a lanciare un monitor ai potenziali cretini in arrivo, e a spezzare un'arancia a favore di coloro che finora hanno resistito al cretinismo dilagante in camicia verde muffa. Tafanus

Espresso Di Alberto da Giussano, ferisce più la penna della spada. Satinata, punta extrafine, dannatamente pericolosa, è l'ultima trovata propagandistica della Lega nel suo feudo del Nord-est. Centinaia di biro griffate con il "Sole delle Alpi", che sparano litri di peperoncino sugli immigrati pericolosi. E soprattutto fanno campagna elettorale nelle borsette firmate delle elettrici. Le donne non devono più temere, perché nel lungo elenco di sprechi targati Carroccio c'è pure questo sofisticato arnese. Il veleno è un estratto di pepe rosso in percentuali conformi alla normativa comunitaria, recitano le istruzioni. Il getto spara fino a due metri con precisione svizzera. E come al solito, a pagare ci penserà Pantalone.

Che mai volete che sia qualche migliaia di euro magari tagliati dai bilanci della polizia, se nel corpo a corpo con l'aggressore si potrà sfoderare l'arma con le insegne di Bossi? Non sono le cattedrali nel deserto a cui ci ha abituato la Prima Repubblica. Né le maxi tangenti girate all'imprenditore di turno. Il verbo leghista ha un accento diverso da Roma anche quando spende male. Sembrano pochi spiccioli, ma quei rivoli di denaro pubblico che si sommano ad altri rivoli senza farsi notare, una volta a valle formano un lago di sprechi local sempre più profondo.

C'è di tutto nelle pieghe dei bilanci targati Lega Nord. E il colpo di grazia lo danno quasi sempre i capitoli caldi del gergo padano: cultura, prodotti locali e sicurezza. Che non scatenano solo le polemiche, come nel caso dell'Inno di Mameli sostituito in Veneto con il Va' Pensiero. Ma soprattutto esborsi di soldi. Sempre pubblici. Gli scolari lombardi forse non sanno che il fumetto camuffato da libro di storia che si sono visti distribuire qualche tempo fa è costato alla Regione 105 mila euro per 10 mila copie. Un bell'elenco di refusi storici, forse non voluti, ma pagati a caro prezzo: le incisioni rupestri dei Camuni datate 3000 dopo Cristo (sic!), un passaggio che sembra attribuire la strage di piazza Fontana ai sessantottini, i galli che cantano "we are the padan cocks" e Garibaldi che scompare dalla storia dell'Unità d'Italia.

A Trieste c'erano arrivati per primi con una legge ad hoc sulle origini celtiche del popolo friulano, costata 6 miliardi di vecchie lire e documentari etnici da 200 mila euro a botta. Senza contare lo studio della lingua locale nelle scuole, costato finora oltre 35 milioni anche grazie ai baracconi come l'Arlef, l'Agenzia regionale che lo gestisce, dove fra presidente e cda le poltrone sono cinque volte i dipendenti, per un costo mensile di quasi 100 mila euro.

Zaia-luca1 In Veneto le polemiche sono esplose lo scorso marzo in piena campagna elettorale. Nemmeno l'ex ministro leghista Luca Zaia, eletto governatore a furor di popolo, lesinava in quanto a spesa pubblica proprio nei giorni in cui il Senatùr tuonava da Gemonio ordinando ai suoi di "portare le forbici in Regione per tagliare gli sprechi".

Chi ha sfogliato la rivista "Il Welfare", stampata da Buonitalia spa (società partecipata dal ministero delle Politiche agricole) e costata alle casse pubbliche 5 milioni di euro, avrà di certo apprezzato il book fotografico del nuovo Doge, distribuito a migliaia di famiglie venete. Ritraeva Zaia in differenti mise: dal gessato allo sportivo, fra bottiglie di vino, formaggi e salumi. Se poi qualcuno non l'avesse ricevuto, bastava dare un'occhiata al portale del ministero. Fino alla notte del 18 marzo, denuncia un esposto alla Procura di Padova, vi comparivano i manifesti elettorali del ministro. Cliccandoci sopra, poi, l'utente-navigatore veniva collegato al sito della campagna elettorale sotto lo slogan "Prima il Veneto". Sempre al ministero, gli statali in orario di lavoro garantivano la visione in rete di spot elettorali, messaggi politici, materiali personali del candidato leghista. Caricati dall'utente "Mipaaf", che altro non è che la sigla del dicastero romano.

C'è pure un taglio del nastro che ha scatenato la bufera. Quello, sempre voluto dalla Lega, del faraonico palazzo della Provincia di Treviso all'ex manicomio di Sant'Artemio. Un appalto che doveva costare 35 milioni di euro, ma che è lievitato fino a 80 milioni. E se qualcuno ripete che sono aumenti fisiologici, lo scontrino degli arredi parla chiaro: 12.840 euro sonanti per un solo tavolo e 531.426 euro per le sedie. Al punto che l'Italia dei Valori proclamò il "No spreco day", ricordando i tanti, si fa per dire piccoli, sperperi leghisti: la grigliata da 70 mila euro per lanciare le vacche venete o i tour promozionali dei prodotti Doc con sponsorizzazioni milionarie.
(di Tommaso Cerno - l'Espresso)

June 23, 2010

don Aldo Antonelli, e la Porta Santa della Perdonanza, all'Aquila.

Ricevo da don Aldo Antonelli questo scambio di opinioni con un suo amico romano, Massimo:

Caro don Aldo,

senz’altro sarai informato meglio di me, ma qualche giorno fa gli Aquilani (che l'altro giorno hanno bloccato l’A24, ed era ora) hanno accolto a suon di fischi e megafoni incavolati i lestofanti bertolaso guido e letta giovanni, improvvidamente giunti all’Aquila per inaugurare lo smantellamento delle impalcature che coprivano la bella facciata di Santa Maria di Collemaggio, da poco messa in sicurezza (ci sono entrato due domeniche fa ed è meglio che niente, ma viene letteralmente da piangere, a vedere i danni).

Un’impresa nella quale i due non possono rivendicare merito alcuno, a conferma che non ci si perita di “mettere il cappello” su qualsiasi evento in grado di procurare un attimo di pubblicità. Ma poiché non c’ero, gli amici del posto mi hanno oggi informato che, allo scopo di sottrarli a un temuto linciaggio, magari “morale”, i religiosi della basilica non avrebbero trovato di meglio che farli passare dalla Porta Santa.

Mi domando come vedi la cosa tu, credente e “ordinato”, se persino io, non-credente, ma in possesso degli strumenti indispensabili per interpretare l’atto alla luce della tradizione e della cultura cristiane, arrivo a leggervi una plateale contraddizione non solo di “forma”, pure oltre il limite della “blasfemia”; delle due l’una, infatti: o la Porta non è Santa, e allora cos’è il “chiasso” che vi si orchestra intorno al tempo della Perdonanza? Oppure lo è, e di nuovo allora siamo alla negazione della verità ritenuta tale in piena convinzione, che migliore definizione di “bestemmia” non troverei.
Cordialità. Massimo - Roma
Caro Massimo,

delle due la prima: la porta non è santa! Per un cristiano, con l'Incarnazione del Verbo è venuta meno la distinzione tra sacro e profano. Gesù, l'Uomo-Dio, ha abbattuto in sè questa barriera, e tutta la storia è diventata al tempo stesso storia sacra e storia profana!

Nel vangelo si legge che alla morte di Gesù "il velo del tempio si squarciò". Come a dire che con la morte di Cristo cade il sipario, o meglio la barriera che divide il sacro dal profano. Il concetto di sacralità è esso stesso anticristiano, caro Max. Noi cristiani crediamo nel procedimento inverso a quello del sacro. Se per i "pagani" (ma quanti cristiani sono ancora pagani?) sacro è ciò che viene sottratto all'uso comune dell'uomo e riservato alla divinità, cosa ci ha a che fare ciò con il cristianesimo in cui il "mistero" principale della fede è Dio che si fa uomo (l'Incarnazione), cioé Dio che si sottrae alla sua solitudine ieratica e diventa essere comune a disposizione dell'uomo?

Nel cristianesimo Dio si sottrae alla sacralità mettendosi, in Cristo, a disposizione dell'uomo! Sul numero 6 di MicroMega 2005 padre Vinicio Alabens scriveva e lamentava: "Storicamente, stiamo ricostruendo quello stesso apparato che ha ucciso Gesù di Nazareth e che era fondato sulla sacralità come separatezza dal mondo, dalla vita delle persone"
Buona giornata. Aldo

Aldo Antonelli

June 22, 2010

Per non dimenticare: Il magnifico mondo immaginario di Silvio, rimasto nel cassetto dei sogni e delle mancate promesse

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Grandi opere, riforma fiscale, giustizia rapida, stato digitale, scuola moderna. Ecco l'Italia del 2010 garantita agli elettori (gonzi) da Berlusconi. E mai realizzata
(di Marco Damilano e Denise Pardo - l'Espresso)

Espresso Ponti, strade, porti e faraonici tunnel verso l'Europa. Uno Stato leggero, iper tecnologico, digitale. Un Parlamento finalmente snello. Una giustizia rapida con le norme riscritte da capo. E poi il Piano per il Sud, e soprattutto, la realizzazione dello slogan della vittoria, il lasciapassare per la Storia, la Rivoluzione Liberale. Via le tasse e, signore e signori, un Codice Fiscale Unico al posto di 3 mila leggi. Dopo Giustiniano e Napoleone, il Codex Berlusconi, uomo sobrio, cortese, animo bucolico e agreste.

Berluscone-checozzalone

Italia 2010, il paese che non c'è. Il paese dei sogni? No, il paese di Silvio. Quello che aveva garantito nel 2001 con il libro spedito alla vigilia della campagna elettorale nelle case degli italiani per presentare lo Stato che avrebbe costruito in dieci anni, a immagine e somiglianza della sua vita e della sua vis. Ben più che un programma, un album di famiglia, una tavola delle leggi, la proiezione di quello che sarebbe diventata l'Italia sotto la sua guida.

Il titolo, indimenticabile, "Una Storia Italiana". Dieci anni dopo, il Decennio si rivela per quello che è, una storia all'italiana: biografie candeggiate, promesse mirabolanti, progetti grandiosi. Tutto ancora da fare. "Prima della fine della legislatura arriveremo a un codice unico di norme fiscali", annuncia con l'aria di chi ne ha inventata una clamorosa il 9 giugno alla Confartigianato. Platea di personcine davvero educate o un bel po' smemorate. Infatti, la stessa scena si era ripetuta nello stesso posto due anni prima, e forse due anni prima ancora. Di certo era una delle cinque grandi missioni per cambiare il Paese. "Ecco l'Italia nuova, il progetto della Casa delle libertà, l'Italia del 2010", annunciava il cahier berlusconiano nella primavera 2001, quando Obama era solo un avvocato di Chicago, un caffè costava 800 lire e le Twin Towers erano ancora al loro posto. Invece del mondo nuovo, resta un diluvio di leggi ad personam, nessuna grande opera, solo se si escludono lifting e trapianti di capelli.

Per tutti gli altri gli anni sono passati (invano), lui si comporta come se fosse sempre ai blocchi di partenza, come se fosse l'Anno Zero di Silvio. Nel 2000 aveva decretato: via l'Irap, "che io chiamo imposta rapina". Al massimo due aliquote, una al 23 e una al 33, poi esenzione totale per famiglie con redditi bassi. Fatto e stampato. Ma qualcosa deve essere andato storto. Perché due mesi fa, il Presidente Annunciatore ha preso un altro impegno solenne: "La prima cosa che faremo sarà pensare alle famiglie numerose". E la seconda? Indovinate: via l'imposta rapina. Peccato che, ha fatto sapere Giulio Tremonti, costi almeno 40 miliardi di euro e serva a finanziare la sanità. Un dettaglio per il Cavaliere: quando andrà al governo, allora sì che vi farà vedere come si fa. Nell'attesa, le due aliquote sono rimaste nel libro dei sogni: "Le faremo entro la fine della legislatura", ha ribadito il 27 marzo, "come da me immaginato nel '94".

Berlusconi-cazzate
Il Cazzaro di Arcore

Appunto, l'immaginazione al potere. "Meno tasse uguale più investimenti uguale meno disoccupazione uguale più ricchezza", recitava a inizio decennio. Al termine del decennio l'equazione è esattamente invertita: più disoccupazione, meno investimenti e la pressione fiscale in aumento: nel 2009 è salita al 43,2, tre punti sopra la media europea, "caso unico tra le grandi economie", sottolinea perfino il compassato Istat. Beh, almeno un record è stato raggiunto.

Grandi opere nel 2000? Grandi opere nel 2010. Le stesse. Per forza, non sono state mai fatte. Eh sì che non si è mica stati con le mani in mano. Prendiamo la grande opera per eccellenza, il Ponte sullo Stretto di Messina: "I lavori sono già partiti con puntualità", ha dichiarato orgoglioso il ministro Altero Matteoli, otto anni dopo il primo decreto. Peccato che non sia vero, il cantiere non è stato ancora aperto, si comincia solo a lavorare, forse, sulla linea ferroviaria di Cannitello. A furia di annunci, il ponte è diventato la cattedrale al governo del non fare. Come la Salerno - Reggio Calabria: il Dpef 2002 del governo Berlusconi giurava che l'ampliamento sarebbe terminato nel 2006, in tempo per le elezioni. Ora si punta al 2013: altro anno elettorale. Il Mose di Venezia: prima pietra nel 2003, ora a fatica a metà strada avendo già consumato quasi tutto lo stanziamento: 3,2 miliardi di euro già spesi su 4,2. La sola infrastruttura portata a termine è l'ampliamento by Anemone del patrimonio immobiliare dell'ex ministro Pietro Lunardi, l'uomo dei tunnel. Un professionista delle ristrutturazioni: le sue.

In sala d'attesa anche il Meridione. "Attuazione del Piano per il Sud, chiave di volta dello sviluppo nazionale", proclamava Silvio nel programmone. Per nove anni non se n'è saputo più nulla. Si è via via trasformato in una svaporata Banca per il Mezzogiorno e in una cabina di regia per i fondi europei. Poi, nell'estate 2009, la bomba: "Il piano è pronto". Decennale, ancora una volta: da qui al 2020, il rinascimento meridionale è assicurato. A dare il definitivo annuncio, il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola: "Il Piano Berlusconi sarà pronto entro poche settimane", avvisa a metà 2009. "Entro la fine dell'anno", corregge a settembre. "Entro l'estate", ritorna sul luogo del delitto il 28 aprile. Le ultime parole: due giorni dopo si è dimesso da ministro.

Una-storia-italiana Italia 2010: nessuna "rivoluzione copernicana" all'orizzonte. Non si può dire lo stesso di Silvio 2010. O dieci anni fa non l'hanno raccontata tutta. Oppure quest'uomo è cambiato. Nel 2001 vagheggiava sui libri de chevet come "il Disprezzo del mondo" di Erasmo da Rotterdam, "Lo spaccio della bestia trionfante" di Giordano Bruno e i Mistici (sì, i mistici!) medievali: proprio il genere di testi da palinsesto del Biscione. La settimana scorsa a Parigi, ha rivelato la nuova fonte di ispirazione: "La sera leggo i Diari di Mussolini". Questa volta, il testo lo sta assorbendo bene. Dieci anni fa, indicava il trio di intellettuali di riferimento: Giuliano Ferrara, Paolo Guzzanti e Ferdinando Adornato (neanche una riga invece su Bossi, Fini e Casini). Oggi l'Elefantino si annoia. Adornato è finito nell'Udc, disperso, in quel mondo che definiva di "uomini cinici senza qualità". Guzzanti è un fiume in piena contro "il priapismo e cesarismo di Brianza". Al loro posto il professore di chiara fama Gaetano Quagliariello, il martire occidentale Renato Farina e, in primis, l'estensore materiale della Storia italiana: da coordinatore redazionale a ministro della Cultura, la corroborante parabola di Sandro Bondi. Ecco uno che in questi dieci anni ha svoltato, dopo aver cantato il culto per la famiglia e la dedizione del Cavaliere verso i suoi cari, Veronica, figli di primo e di secondo letto:" Adora fare il marito e il papà, autentici momenti di felicità" strappati "al lavoro alla scrivania fino alle due e mezzo".

Eh, lavoro. Scrivania. Il paese non è cambiato, ma le notti del condottiero di Arcore si sono vivacizzate: spettacolini, farfalline, abitini, letterine, meteorine. E lettoni, però. Dalla foto di gruppo esce Veronica, passa Noemi, entra Patrizia D'Addario, spuntano nel Pdl fisioterapiste, infermiere, igieniste dentali, e ora, in via del divorzio numero due, chi lo tiene? In Abruzzo, educato: "Posso palpare la signora?". Il 2 giugno, a fianco di Giorgio Napolitano, manca poco che fischi come un marinaio che non tocca terra da mesi e che salti la barriera vip in preda a un virile e molto gesticolante entusiasmo al passaggio di una avvenente crocerossina. A Sofia: "Da quando sono scapolo ho la fila dietro la porta". Chissà i prossimi dieci anni, una storia italiana cosa riserva.

Manca all'appello qualcosa? Lo Stato on line, ancora in stand by. La scuola delle tre I, Inglese, Internet, Impresa, difficile da attuare con 25 mila docenti, post cura Gelmini, senza cattedra da settembre. Sbandierava risorse per le forze dell'ordine, "da dotare di mezzi e tecnologie", nel 2001, ma sulla Finanziaria 2009 perfino il ministro Roberto Maroni si schierò con i poliziotti senza stipendi e benzina. E la Grande Riforma Istituzionale: "Attribuzione ai cittadini del diritto di scegliere i governanti!", promise Silvio dieci anni fa, e invece è arrivato il Porcellum e quel poco che si poteva scegliere, con le liste bloccate è bello che andato. E "il dimezzamento del numero dei parlamentari". Mai avviato, peggio che posare la prima pietra a Messina.

Berlusconi-mitologico-culo Il meglio di sé il Cavaliere in questi dieci anni l'ha dato su giustizia e informazione. Nuovo codice penale, nuovo codice civile, riforma della giustizia, 39 leggi ad personam sbandierava al punto di partenza. E qualche giorno fa, il ministro Angelino Alfano non si è fatto cogliere impreparato: "La riforma della Giustizia? A settembre si fa, sono pronto". E ci mancherebbe, dopo solo dieci anni che ne parlano. Molto più rapidi i berluscones si sono rivelati nella giustizia creativa quando in ballo c'è il corpo del capo, anzi del reato: che spaziano dal legittimo impedimento alle Cirami-Cirielli-Schifani-Alfano, dalla Gasparri all'ultimo ddl sulle intercettazioni. Il ddl sulla corruzione? Insabbiato: eppure era l'unico che serviva davvero, visto il prosperare del ramo corruttori & concussori, certificata dalla Corte dei conti: corruzione più 229 per %, concussione più 153 nell'ultimo anno. Finalmente, un settore del fare.

Libertà di opinione e di espressione, predicava allora. Nell'Italia 2010, l'obiettivo si è trasformato nel bavaglio all'informazione, e nella minaccia di non firmare, lui proprietario di Mediaset diventato con l'interim dello Sviluppo Economico, anche ministro della televisione, il contratto di servizio con la Rai troppo faziosa ("Era una battuta", si sono affrettati a comunicare da Palazzo Chigi). Nonostante lo sbarco a viale Mazzini, di uomini di totale fiducia, dal dg Mauro Masi a quello del Tg1 Augusto Minzolini. "La libertà è come una corda tesa che non si spezza d'un colpo, ma si allenta, si infeltrisce, diventa infine libertà condizionata, libertà che non c'è più". E su questo, ce la mette tutta per non deludere. "Il nostro è un partito dei valori e dei programmi", sosteneva, "il contrario dei vecchi partiti che considerano il programma carta straccia". Lui no, se ne guarda bene. Non mettendolo mai in pratica, torna sempre utile. E sempre come nuovo.

June 20, 2010

Bruno Vespa condannato in appello per diffamazione della Prof. Isabella De Martini

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Bruno Vespa condannato in appello per diffamazione della nostra amica e collaboratrice Prof. Isabella De Martini

Ma se cercate la notizia sulle agenzie, o sui giornali online, non ne trovate traccia, salvo che sul "Corriere Mercantile" di Genova, che non è scaricabile se non per gli abbonati. Invano si cercherebbe la notizia sui podcasts dei siti RAI, e crediamo di non sbagliare affermando che certamente Minzolini si sarà dimenticato di dare la notizia... Ma ecco cosa mi scrive Isabella:

Caro Antonio.
"Corriere Mercantile" del 18 Giugno 2010
Causa-Vespa la vicenda è questa : io nel G8 di Genova avevo il ruolo di Vice-Capostruttura, con delega alla Logistica ed agli Eventi Culturali Collaterali. Nel svolgimento delle mie funzioni mi ero accorta che gli appalti erano assegnati prevalentemente agli amici di Gianni Letta, fra i quali il suo consuocero Ottaviani, che possiede a Roma vari alberghi ed una organizzazione di Catering.

Quindi, tutta l'organizzazione dell'evento venne attribuita a Maria Criscuolo, che gestì praticamente tutto... (guarda su internet e vedrai) La Criscuolo non è altro che la prestanome di Ottaviani e Letta...

Io feci un esposto in Procura a Genova , ma venne subito trasferito a Roma e altrettanto prontamente archiviato! Dopo pochi mesi uscì l'annuale libro di Vespa : "La Scossa" ,dove a pag.395 si dedicò alla mia distruzione, presentandomi come una signora genovese che doveva organizzare "sfilate di moda" (sic) a Portofino, e invece ficcò il naso in problematiche che non la riguardavano, quali la logistica e l'ospitalità delle delegazioni, creando malumori e imbarazzo a Gianni Letta (ci credo). Nota che la "Cricca" del G8 dell'Aquila è composta dalle stesse persone: infatti non vi sono in un vertice "solo" gli appalti edilizi, ma quelli per tutta l'organizzazione, che hanno valore equivalente; e indovina chi ha organizzato il G8 dell'Aquila, e in passato il Vertice di Pratica di Mare, e il semestre di Presidenza a Bruxelles italiano ecc. ecc.. : Maria Criscuolo e Ottaviani...

E' la primissima volta, a quanto mi risulta, che Vespa viene condannato anche in Appello. Ti assicuro che non è stato per niente facile trovare un Avvocato con tali attributi da andare contro la coppia Vespa-Iannini (penso che tu ben sappia che generino è la moglia di Vespa, Giudice già inquisito per il caso Squillante e messa da Berlusconi a dirigere il Ministero di Grazia e Giustizia...

Appena avrò copia della sentenza te la manderò, ma forse l'articolo apparso il 18 sul "Corriere Mercantile" del 18 e queste mie poche righe possono già esserti utili!
Isabella De Martini
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Cara Isabella,

aspetto copia della sentenza, che ovviamente pubblicherò con tutto il risalto che merita. Comunque il nostro insetto non è nuovo a condanne per diffamazione. Leggi qui:

Bruno Vespa condannato per diffamazione. La Cassazione: "Porta a Porta deve smentire ipotesi prive di riscontri"

Torniamo a parlare di Bruno Vespa e Porta a Porta. Ieri l’approfondimento sulla presunta violazione del Codice di autoregolamentazione emanato lo scorso maggio dall’Agcom in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni televisive. E’ giusto monitorare la situazione perché qualcosa si sta muovendo: il conduttore di Porta a Porta, infatti, è stato condannato a una multa di mille euro e risarcimento dei danni ai familiari della contessa Alberica Filo Della Torre in merito alla puntata del suo programma dedicato all’omicidio della stessa avvenuto all’Olgiata: stiamo parlando della puntata andata in onda il 13 febbraio del 2002. E’ stato respinto il ricorso dopo che il marito della vittima aveva ritenuto lesivo tale servizio. I motivi sono esattamente quelli di cui disquisivamo ieri: si legge nella sentenza della Cassazione che la colpevolezza è stata attribuita al conduttore “per non avere impedito che nel corso della trasmissione andasse in onda un servizio (per il quale è stata condannata anche l’autrice - ndr) in cui la morte della nobildonna era stata gratuitamente accostata ad una serie di ipotesi oggettivamente diffamatorie, in un contesto oscuro e inquietante di servizi segreti con conseguenziale pregiudizio per l’onore e la reputazione dei familiari”.
[Continua su TVblog.it]

Sulla magistratessa Augusta Iannini: ne sono un grande "cultore", da quando ho scoperto che era al famoso tavolo del Bar Tombini col giudice Squillante, noto falantuomo, ed altri. Insomma, "quattro amici al bar". Conservo gelosamente questo articolo:

"... Bionda, minuta, 46 anni, nata a L' Aquila, la Iannini e' moglie del giornalista televisivo Bruno Vespa. Il suo nome e' diventato famoso quando fece arrestare Carlo De Benedetti per le tangenti che sarebbero state pagate dall' Olivetti per la vendita di computer obsoleti alle Poste. Fino a ieri, la Iannini non era fra i magistrati romani "chiacchierati". Di lei, comunque, si era parlato in occasione della scoperta della famosa microspia al bar Tombini: c' era infatti anche lei attorno al tavolino dove furono intercettate le conversazioni di Squillante, Napolitano e Savia. Perche' la Iannini e' finita sotto inchiesta? Nell' ufficio dell' avvocato romano Marcello Petrelli (per il quale ieri e' stato emesso un provvedimento cautelare di sospensione dai pubblici uffici per due mesi) sono state sequestrate carte relative all' inchiesta su Italsanita' , nella quale furono coinvolti Giuseppe Ciarrapico e Mauro Leone, figlio dell' ex capo dello Stato. Un' indagine della quale la Iannini si e' occupata nel passato. Il "giorno nero" degli uffici giudiziari romani ha coinvolto anche altri magistrati..."

Ma molte altre cosine interessanti trovi sull'articolo completo del [Corsera]

Per completare il quadro, anche il Tafanus ha fatto la sua parte, pubblicando due posts sui personaggi che ruotano intorno alla tua storia:

AdnKronos

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